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Home Storia della magia Ottocento una nuova era

Ottocento e la nascita di una nuova era

Premessa 

A cavallo tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo la magia in Europa soffrì di un lieve declino, eclissata dalla crescita delle nuove attrazioni spettacolari come alcune di quelle citate nel capitolo precedente: la dimostrazione di meraviglie meccaniche, Fantasmagoria, gli automi, o ancora gli spettacoli circensi (portati alla fine del '700 dal mago e addestratore d'animali Philip Astley), o l'esibizione di cani in grado di contare, di cavalli intelligenti, di maiali sapienti (come il famoso Toby, in grado di rispondere alle domande del pubblico indicando lettere e numeri posizionati a terra) e ancora numerose altre "diavolerie" capaci di stuzzicare la curiosità del pubblico. Molti prestigiatori abbandonarono l'arte della magia in favore di questo tipo di manifestazioni, altri mischiarono queste ultime al classico repertorio magico, e i pochi prestigiatori rimasti non apportarono particolari novità.

Ma durante il diciannovesimo secolo, grazie alla genialità di alcune figure, come Anderson in Inghilterra e Robert-Houdin in Francia, la magia riacquisì l'interesse del pubblico e divenne un'arte sempre più nobile, apprezzata e richiesta dall'aristocrazia di tutto il mondo.
Questi nuovi illusionisti compresero che il pubblico desiderava qualcosa di più spettacolare dei soliti numeri di prestidigitazione e allo stesso tempo qualcosa di più ricreativo delle dimostrazioni semi-scientifiche o delle illusioni ottiche che stavano prendendo il sopravvento. La gente desiderava essere ingannata, stupirsi e nello stesso tempo divertirsi. Cominciarono a rendersi conto di poter intrattenere un pubblico con più di un numero o due, e nei teatri presero ad abbinare la prestidigitazione all'illusionismo, con luci ed effetti teatrali; furono introdotti nuovi trucchi e giochi di prestigio pensati per il teatro, adottando scenografie eleganti e utilizzando nuovi apparati in aggiunta (anche se troppo spesso in sostituzione) all'abilità degli esecutori. E così nacque una nuova era di grandi maghi e la magia acquistò sempre più un suo statuto indipendente: non più confusi tra giocolieri, mangiatori di fuoco e ciarlatani...ormai i maghi erano padroni della scena, indossavano l'abito da sera e per la prima volta avevano il nome in grande sull'insegna.
E così, anche se - come ho già dichiarato - ho scelto di non addentrarmi troppo nelle biografie dei prestigiatori (visto che la sintesi delle loro storie è già presente nella pagina "personaggi" di questo sito), non è possibile non parlare almeno di alcune delle più significative figure del periodo, perché d'ora in poi sarà proprio la creatività dei singoli personaggi a fare la storia della magia e a dettarne le tendenze e i cambiamenti.

 

Giovanni Bartolomeo Bosco (1793-1863) 

Non si può parlare del diciannovesimo secolo senza menzionare la magia di Bosco, che potrebbe essere considerato cronologicamente il primissimo dei maghi veramente grandi. Nato a Torino, servì giovanissimo nell'esercito di Napoleone e prese parte alla campagna di Russia nel 1812. Preso prigioniero dal nemico, fu mandato in Siberia per due anni durante i quali cercò di alleviare le sue pene eseguendo giochi di prestigio per i propri commilitoni e per le guardie. Ebbe un successo tale da provocare la curiosità del governatore di Tobol'sk (città della Siberia occidentale), che dopo aver visto le sue esibizioni gli permise (durante la sua prigionia) di esibirsi in diverse occasioni per l'aristocrazia Russa.
Rilasciato nel 1814, abbandonò la carriera di soldato per quella di prestigiatore professionista e divenne presto il più popolare mago d'Europa e d'America esibendosi per importantissimi personaggi come il re di Hannover, l'imperatore Alessandro, il re di Prussia ed altri.
Bosco si presentava solitamente vestito di nero e faceva uso di scure scenografie, dall'atmosfera lugubre, adornate da candelabri, fiaccole e teschi, in contrapposizione ai tradizionali sipari colorati e ricchi di attrezzi brillanti. La sua magia si basava principalmente sulla sua abilità e non sull'uso di apparati magici; grande manipolatore di carte, monete e soprattutto eccellente nel gioco dei bussolotti, del quale fu probabilmente il più abile esecutore (nella sua versione più famosa usava 5 grandi bicchieri di ottone). Persino il suo contemporaneo Robert-Houdin, che criticò spesso la magia di Bosco, mostrò grande ammirazione per la sua esecuzione del gioco dei bussolotti.
Il suo spettacolo si chiudeva con un numero che consisteva nel tagliare la tasta a due piccioni (uno nero e uno bianco) e unire la testa di uno al corpo dell'altro creando così due piccioni bicolore vivi e in grado di muoversi e volare nelle loro nuove condizioni.
Nonostante la sua grande fama morì in povertà.

 

Jean Eugène Robert-Houdin (1805-1871) 

In tutta la storia della magia sono pochi i personaggi che hanno influenzato il progresso e lo sviluppo dell'arte magica così tanto come ha fatto Robert-Houdin che, per tutto quello che ha dato al mondo dell'illusionismo, viene tutt'oggi chiamato "il padre della magia moderna". Fu lui più di tutti a trasmettere ai maghi che seguirono il vero senso della magia, che non doveva rappresentare una semplice dimostrazione di abilità, o esibizione di inspiegabili trucchi o meccanismi, bensì uno spettacolo suggestivo e artistico.

Avviato dal padre alla carriera di orologiaio, sembra che il suo primo approccio al mondo della magia fu causato dell'errore di un libraio che consegnò a Jean Eugène Robert (questo il suo nome di nascita) due libri di magia al posto dei due volumi di un trattato di orologeria da lui richiesti. Per quanto riguarda i suoi primi passi mossi in questo nuovo mondo, secondo la storia più comune - tratta dai racconti autobiografici del mago stesso ma probabilmente non del tutto vera e sicuramente romanzata - Houdin, ammalatosi in seguito ad un avvelenamento, partì per la sua città natale Blois, ma nel percorso cadde dalla carrozza, perse i sensi e si risvegliò in un carrozzone di un mago ambulante di nome Torrini (Edmond de Grisy) che si prese cura di lui e che gli insegnò molti segreti. Il fatto che questo mago sia realmente esistito lascia ancora molti dubbi. Comunque sia, l'importante carriera di mago iniziò per Jean Eugène Roberet soltanto dopo il matrimonio con Cecile Eglantine Houdin, figlia di un noto orologiaio e dalla quale prese il cognome Houdin per combinarlo al suo (sfruttando così un nome molto noto e stimato nel campo dell'orologeria).
Col nome di Robert-Houdin aprì così nel 1845 un piccolo teatro all'interno del palazzo reale di Parigi per il suo spettacolo "Soirées Fantastique" e girò poi tutta l'Europa col suo "Evening of Fantasies". A renderlo veramente grande fu il trovare un suo personale ed elegante stile che affascinò la sofisticata società francese. Le sue scenografie erano allestite con un arredamento simile a quello delle abitazioni appartenenti alla classe madio-alta di Parigi, così il suo pubblico entrando al teatro non aveva l'impressione di andare ad assistere a un classico spettacolo, ma piuttosto di essere un ospite, trovandosi subito in un clima molto piacevole. Ogni numero poi era accompagnato da racconti e storie affascinanti, misteriose, a volte poetiche e a volte persino raccontate in rima. Robert-Houdin pensò bene di sfruttare nella sua magia anche le sue competenze nel campo dell'orologeria, presentando illusioni di prestidigitazione combinate a illusioni meccaniche e alla dimostrazione degli automi (che avevano suscitato così tanto interesse negli ultimi anni). Era in questo modo in grado di offrire ai suoi "ospiti" una grande vastità di meraviglie mai viste prima, inventò nuove illusioni e adattò vecchie tecniche che soddisfacessero l'interesse sia romantico, che psichico che scientifico del suo pubblico.
Nel suo approccio con le macchine fu poi decisamente innovativo e dimostrò di non essere "solo un esibitore di intelligenti meccanici apparati" (come fu definito, prima che la sua grandezza divenne evidente a tutti), egli fu infatti in grado di elevare anche un trucco meccanico o un automa ad una vera e propria illusione artistica. Uno dei suoi numeri più famosi era per esempio "L'albero di arance"; per eseguire il gioco Houdin prendeva un anello in prestito da una spettatrice e lo avvolgeva in un fazzoletto di seta che inceneriva in una piccola urna. Questa veniva poi messa nelle vicinanze di un alberello da lui costruito (un autentico capolavoro meccanico) e il fumo che usciva dall'urna dava origine al fiorire della pianta: prima sbocciavano dei fiorellini, poi maturavano delle arance, che Houdin era in grado di offrire al pubblico mostrando che si trattava di frutti veri. A questo punto un'arancia artificiale sbocciava in cima al piccolo albero aprendosi in due metà e apparivano due farfalline meccaniche che volando tiravano fuori dall'arancia il fazzoletto con attaccato l'anello della spettatrice. Houdin era così in grado di dare la vita ad un semplice apparato meccanico, senza ridurlo a una mera dimostrazione, offrendo un forte senso di pura magia e combinando la tecnologia con le sensazioni e con il sentimento.
Ma furono tanti i capolavori della meccanica da lui creati, come "La pasticceria del Palais Royal", un teatrino rappresentante una pasticceria in miniatura alla cui porta si veniva ricevuti dalla statuetta del capo pasticcere che, prese le ordinazioni del pubblico, rientrava nel piccolo edificio del quale si aprivano porte e finestre mostrando tanti personaggi in movimento intenti a preparare e infornare dolci, confezionare caramelle, gelati e liquori, finché il pasticcere usciva nuovamente con il vassoio pieno e pronto a soddisfare tutte le richieste.
Da ricordare anche "Antonio Diavolo", una marionetta di soli 90 centimetri che sbalordì tutta l'Europa. Antonio Diavolo si presentava come un piccolo trapezista che salutava il suo pubblico con un inchino per poi eseguire il suo numero di acrobazia. Era questo un automa estremamente sofisticato e i suoi movimenti complessi erano prodotti da una combinazione di minuscoli pistoni e leve. Benché creato da Houdin, era il prodotto anche di un meccanico, di un intagliatore e di un burattinaio: il suo corpo era cavo, un guscio di strati di tessuto e colla, le mani e le gambe erano di legno finemente intagliato e la testa di papier mâché. I semplici materiali con cui era costruito, in un periodo in cui la moderna tecnologia era assolutamente inimmaginabile, fanno di Antonio un vero prodigio che tutt'oggi (a più di 150 anni di distanza) stupirebbe chiunque cercasse di immaginare il segreto dei suoi movimenti, in grado di fargli prendere lo slancio per ruotare verticalmente sul suo trapezio e anche di lasciare la presa con le mani cambiando continuamente il suo punto di contatto con questo (e tutto senza mai venir maneggiato dal mago).
Queste macchine sono oggi l'ambizione dei più grandi collezionisti, e il fatto che ancora funzionino perfettamente dimostra la qualità della loro fattura.

Ma, come dicevo, nel repertorio di Rober-Houdin non mancavano i numeri di puro illusionismo, che saranno poi ripresi da moltissimi prestigiatori. La sua curiosità e passione per la prestidigitazione lo portavano a studiare la magia dei suoi grandi predecessori e contemporanei (tra cui Pinetti e Bosco), cercando di darle il suo inconfondibile stile. Il suo numero di illusionismo più originale e più copiato fu probabilmente "Suspension Ethéréenne" (La sospensione eterea - vedi foto a inizio capitolo). Questo effetto era basato su un tipo di levitazione presente nella misteriosa magia Indiana, che intorno al 1830 vedeva un Brahmin (un prete indiano di alta casta) in grado di rimanere sospeso in aria col solo punto d'appoggio di un bastone e che fu poi ripreso da altri maghi indiani del tempo. Bisogna anche dire che circa dalla metà dell'Ottocento fino a tutta la prima metà del Novecento ci fu un grande interesse per la magia indiana ed orientale, che portò molti spunti agli illusionisti europei e americani per la creazione dei loro effetti (vedi capitolo "Dalla fine del XIX sec. ai giorni d'oggi"). La versione di Robert-Houdin oltre ad essere altamente spettacolare veniva presentata in maniera veramente originale. Il mago raccontava di aver scoperto una speciale proprietà appartenente all'etere (in quel periodo un prodotto ancora poco conosciuto) in grado di privare le persone del loro peso. Uno sgabello veniva posato su un lato di una panca e un esile bastone rimaneva in equilibrio verticale sullo sgabello. Houdin faceva quindi annusare un liquido al figlioletto Emilie che si addormentava e, con un gomito posato sul bastone, cominciava a sollevarsi orizzontalmente. Per finire toglieva anche due delle quattro gambe che sorreggevano la panca, le due che si trovavano proprio sotto lo sgabello e che avrebbero dovuto sorreggere tutto il peso; il figlio rimaneva così sospeso in un equilibrio inspiegabile. Il modo di presentare il numero come prodotto dall'effetto di un'incredibile sostanza riporta alla magia di Pinetti e alle sue dimostrazioni pseudo-scientifiche o alla sue sponsorizzazioni di pozioni miracolose, delle quali mostrava le potenti proprietà sfruttando i suoi trucchi; Houdin prese anche altro dalla magia di Pinetti, tra cui il suo effetto di lettura del pensiero "Second Sight" in cui sempre il figlio, completamente bendato, sembrava comunicare mentalmente col mago indovinando una serie di oggetti mostrati dal pubblico ed altre cose di cui non poteva essere a conoscenza.

Durante la sua carriera Robert-Houdin ebbe modo di esibirsi per le più importanti figure del suo tempo e per i reali di tutta Europa, tra cui il re di Francia e la regina Vittoria d'Inghilterra. L'alta considerazione di cui godeva Houdin in quel tempo è anche testimoniata dal fatto che nel 1855 venne chiamato ufficialmente per aiutare il governo francese a sedare la rivolta degli algerini contro le colonie francesi del Nord Africa. La ribellione era guidata da Marabout, un sacerdote che aveva raggiunto una grande influenza sul popolo algerino grazie alle sue competenze nel campo della stregoneria e per le dimostrazioni che dava del suo "potere magico". Nel 1856 Houdin partì per l'Algeria nella sua veste quasi politica (una sorta di ambasciatore) e eseguì una serie di dimostrazioni magiche che screditarono i poteri di Marabout dimostrando la superiorità della magia francese su quella algerina, acquistando la simpatia e il rispetto degli algerini, e contribuendo così alla pacificazione. Tra i numeri che eseguì i più persuasivi furono senz'altro "Light and Heavy Chest" (lo scrigno leggero e pesante) e un trucco di invulnerabilità. Per il primo invitò il più forte e robusto tra gli Algerini a sollevare una piccola valigetta; nonostante gli estremi sforzi, l'uomo non ci riuscì finché Houdin non ruppe l'incantesimo" e gli "restituì" la forza necessaria per alzare il leggero oggetto. Per l'altro effetto citato chiese a Marabout (che aveva anche minacciato di ucciderlo) di esaminare una pistola, di caricarla con un proiettile contrassegnato e di sparargli all'altezza del cuore davanti al quale teneva una mela; dopo lo sparo il mago mostrò il proiettile conficcato nella mela e dichiarò che la sua invulnerabilità alle armi da fuoco era dovuta ad un amuleto in suo possesso.

Tornato in Francia fece alcuni spettacoli di addio e si ritirò definitivamente dalla scena. Da allora si occupò di esperimenti scientifici, ricerche nel campo dell'ottica, dell'elettricità (in quel periodo protagonista delle prime applicazioni pratiche) e si dedicò alla preparazione di alcuni libri tra i quali l'importantissimo "Confidences d'un prestidigitateur" che rappresenta un grande tesoro contenente le memorie, i racconti biografici e la magia di questo straordinario mago francese. Fu dopo la lettura di queste sue memorie che, quello che divenne forse il più popolare dei maghi, Erich Weiss si decise ad adottare il nome d'arte Houdini, rifacendosi al nome del grande mago francese.

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John Henry Anderson (1814-1874)

Anderson, insieme a Robert-Hudin è forse la figura più emblematica della nuova generazione dei grandi maghi che nel diciannovesimo secolo portarono la magia a livelli più alti e che contribuirono al suo passaggio da forma di intrattenimento da strada ad autentico spettacolo teatrale e arte aristocratica.
Probabilmente il più grande showman e il più raffinato dei maghi scozzesi, detto anche "The Wizard of the North" (il mago del Nord)come lui stesso si definiva, girò con il suo repertorio in America, Canada, Australia, in quasi tutti i paesi d'Europa e fu tra i primi dell'epoca a portare il suo show in Russia. Ovunque ebbe modo di esibirsi anche per l'alta aristocrazia, re, zar, principi e regine.
Non si può dire che Anderson fu un innovatore ma fu in grado di dare una personale e attraente veste agli effetti classici di quel periodo, e questo lo fece diventare una delle più eminenti figure del suo tempo. Il suo stile di presentazione e il suo repertorio attingevano anche alle migliori illusioni del suo grande contemporaneo francese Robert-Houdin come "La sospensione eterea" (un effetto di levitazione) e "Second Sight" (un effetto di lettura del pensiero). Ma si contraddistinse anche per la presentazione di altri effetti classici, come "Inexhaustible Bottle" (la bottiglia inesauribile dalla quale faceva uscire un qualsiasi tipo di bibita a richiesta degli spettatori) e soprattutto "'The Gun Trik" (o "The Bullet Catch") nel quale fermava un proiettile sparato da una pistola.
Nel corso della sua carriera subì però diversi colpi di sfortuna: due teatri da lui acquistati per i suoi spettacoli furono distrutti dalle fiamme di un incendio e la banca inglese dove conservava i suoi risparmi fallì. Ma con la sua grandissima capacità di autopromuoversi, il suo carisma e la sua affascinante personalità riuscì a conservare sempre la sua dominante celebrità. 

 

Johann Nepomuk Hofzinser (1806-1875)

Se Robert-Houdin viene ricordato come "il padre della magia moderna", Hofzinser può essere definito il padre della moderna cartomagia e del moderno "Close-Up" (o micromagia). Considerato il più grande mago austriaco, definiva le carte da gioco "The Poetry of Magic" e fu sicuramente il più originale creatore di tecniche ed effetti magici con le carte che il mondo avesse mai visto prima. Le sue invenzioni vengono ancora ammirate e praticate da prestigiatori di tutto il mondo. La sua magia era basata sulla semplicità, la sobrietà, l'eleganza e naturalmente sulla sua grande destrezza. Nelle sue esibizioni semplificò il lavoro del prestigiatore preferendo alle elaborate scenografie in uso tra i colleghi del suo tempo l'essenzialità di un tavolino disadorno e l'uso di pochi eleganti oggetti di piccole dimensioni. È per questo che Hofzinser non si esibiva nei grandi teatri, che si adattavano poco al suo genere di magia, ma teneva il suo spettacolo nei migliori circoli e salotti viennesi, elevando la magia a forma di intrattenimento creativa e aristocratica. Probabilmente si esibì sempre all'interno del territorio austriaco e raramente al di fuori di Vienna, dove nel 1853 aprì il "Salon Hofzinser", primo piccolo teatro costruito appositamente per il "Close-Up" nel quale si esibiva tre pomeriggi a settimana con il suo spettacolo "An Hour of Deception" (Un'ora di inganni).

 

Ancora magia e scienza (il fantasma di Pepper e l'elettricità)

Così come nel Settecento, col fiorire delle nuove scoperte scientifiche (e come d'altronde durante tutta la storia della magia), anche nei secoli successivi gli illusionisti cercarono di sfruttare la conoscenza delle nuove invenzioni tecnologiche ai fini dell'intrattenimento.
Nella seconda metà dell'Ottocento "Fantasmagoria" venne soppiantata da una delle più famose illusioni ottiche di tutti i tempi : "Il fantasma di Pepper", inventato da un ingegnere di Liverpool e perfezionato dal Professor Pepper, che lo presentò nel 1862 a Londra dove fece subito scalpore. Concepito per il teatro tradizionale come mezzo per produrre manifestazioni fantasmatiche sulla scena, il Fantasma di Pepper fu subito adottato dai maghi, che ne intuirono le potenzialità. L'illusione è basata sullo stesso principio di quello che si verifica quando ci si trova in una stanza illuminata di notte e, guardando fuori dalla finestra, il riflesso della nostra immagine appare tridimensionale ad una certa distanza al di là del vetro (la stessa distanza che c'è tra noi e la finestra). Così una persona o un oggetto nascosto, tramite la giusta angolazione di un vetro e una giusta disposizione della luce, poteva essere riprodotto davanti agli occhi dello spettatore sottoforma di fantasma, poteva muoversi, apparire, scomparire o trasformarsi. Ad esempio nel 1890 a Parigi, alla cosiddetta Taverna dei morti, il pubblico, accolto in una macabra atmosfera, poteva assistere a terrificanti immagini tra cui quella di una bellissima ragazza trasformarsi in scheletro (in realtà una donna e uno scheletro nascosti erano stesi una accanto all'altro e l'immagine, proiettata agli spettatori tramite un vetro non visto, si spostava dall'una all'altro dando vita a una lenta e misteriosa trasformazione). Anche se il fantasma di Pepper cadde in disuso, alcune illusioni moderne sfruttano lo stesso principio a volte combinato ad altri ritrovati della tecnologia moderna. Un esempio di questa applicazione ai fini di intrattenimento si può oggi ammirare a Disneyland all'interno de "La sala da ballo stregata".

Un'altra scoperta scientifica che fu subito sfruttata dai maghi fu l'elettricità. Già durante la prima metà dell'Ottocento il francese Philippe e l'austriaco Döbler sfruttavano le prime nozioni sull'elettricità per eseguire uno dei loro più spettacolari numeri, che consisteva nell'accendere più di duecento candele con un solo colpo di pistola.
Ma il primo a vedere il suo nome illuminato sull'insegna fu Henri Robin (accanito rivale di Robert-Houdin) che aprì un suo teatro a Parigi dedicato a scienza, magia, ottica e elettricità nel quale, oltre agli effetti magici più classici (come quello di lettura del pensiero "Second Sight", eseguito con la moglie), presentava numerosi esperimenti basati su nuovi e poco conosciuti principi scientifici. Robin soddisfaceva così un pubblico ansioso di assistere ai prodigi dell'era elettrica, presentandosi su una scena affollata dai congegni elettrici più recenti del momento, come i "Rocchetti di Ruhmkorff" o i "Tubi di Geissler" (1850 ca.). Basterebbe vedere i pochi esempi rimasti di questi tubi, con gas rarefatti attraversati da scariche luminose, per capire perché il pubblico restasse così incantato.
Ma uno dei maghi più stravaganti a sfruttare i prodigi elettrici fu, qualche anno dopo, il sedicente "Dottor Bodie" (Walford Bodie, detto anche "The Electrical Wizard") . Maestro della promozione, Bodie si pubblicizzava come "Il miracolo vivente" e agli inizi del Novecento sconvolse il pubblico con le sue attrezzature tecniche e le sue cure fasulle, con le quali fingeva di guarire gli invalidi tramite la misteriosa "forza di Bodie". In quel periodo la gente comune sapeva ben poco delle proprietà dell'elettricità ed erano in pochissimi a conoscere il principio dell'elettricità statica e dell'amperaggio a bassa frequenza (per il quale il corpo umano è in grado di sostenere voltaggi molto alti se l'amperaggio è basso). Così Bodie poteva provocare scintille, accendere lampadine e infiammare torce al semplice tocco e poteva eseguire il suo numero della sedia elettrica, in cui trasmetteva migliaia di volt ad uno spettatore facendo inorridire il pubblico, che trovava stupefacente il fatto che un uomo potesse resisterea un trattamento simile, visto che la sedia elettrica era da poco stata introdotta in America come mezzo di esecuzione per i criminali.

Anche se non fu mai ne mago ne illusionista, credo possa essere emblematico per entrare nell'ottica di quel periodo, il fisico, inventore e ingegnere Nikola Tesla, di origine serba, che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento diede vita a un incredibile quantità di sperimentazioni e creò numerose ed utili invenzioni tecnologiche rivoluzionarie. Famoso per la sua rivalità con Thomas Edison col quale diede vita alla famosa "Guerra delle correnti" (in cui Tesla dimostrò la superiorità della corrente alternata rispetto alla corrente continua), realizzò opere del calibro d'impianti e motori a corrente alternata e di distribuzione elettrica polifase. Tesla fu anche l'autore di numerosi brevetti per la realizzazione di radio, ma anche di robotica e elettronica applicata, tanto da essere nominato da molti come l'inventore che creò il futuro. Ma fu un personaggio anche molto enigmatico e discusso per le sue teorie che sfociavano nella fantascienza. Si dice avesse inventato di misteriosi brevetti legati all'elettromagnetismo e a forze ritenute un'antico sapere di popoli pregressi. Sembra anche che l'F.B.I. abbia sequestrato molti progetti di Nikola Tesla in quanto innovativi e importanti per gli esperimenti su nuove tecnologie rivoluzionarie. Inoltre nei suoi studi ed esperimenti di elettromagnetismo ipotizzò la possibilità di alterare la materia,la gravità, il tempo, lo spazio, ipotizzò la realizzazione di una macchina antigravità, una macchina per il teletrasporto e la possibilità di viaggiare nel tempo. Un affascinante personaggio avvolto nel mistero e, perché no, nella magia.  

L'evoluzione tecnologica e scientifica ha finito sempre per rendere obsoleti, anacronistici e inefficaci una serie di trucchi e illusioni molto popolari e misteriose nelle varie epoche passate. È per questo che bisognerebbe provare ad immedesimarsi nella mente della gente appartenente ai vari periodi storici per capire il potere che determinati effetti potessero avere sulle persone. Ed è per questo potere che come sempre le scoperte sconosciute alla massa, oltre a venire sfruttate a fini di intrattenimento, furono spesso utilizzate per scopi fraudolenti. Per esempio dalla metà dell'Ottocento un crescente interesse per lo spiritismo (vedi capitolo "Dalla fine del XIX sec. ai giorni d'oggi") ha fatto sì che la fotografia, il fantasma di Pepper, i principi ottici in genere e l'elettricità venissero utilizzati per eseguire finte sedute spiritiche o creare falsi fenomeni paranormali. 

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