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  • A magician is an actor playing the part of a magician

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Home Storia della magia Il settecento

Il settecento

Premessa

All'inizio del diciottesimo secolo assistiamo ad un importante miglioramento della posizione sociale dei maghi.
Le fiere metropolitane e di provincia continuarono a rimanere i loro spazi più importanti ma, al di fuori di queste, sempre meno si accontentavano di eseguire esibizioni casuali per le strade e, in risposta ad una certa richiesta della loro presenza, cominciarono a prendere in affitto degli spazi al coperto per esibirsi, stabilendo dei prezzi fissi per poter assistere ai loro spettacoli. Per queste tipo di esibizioni avevano la possibilità di utilizzare attrezzature più impegnative di quelle che venivano solitamente usate in strada e così ci fu un grande incremento di nuove invenzioni e nuovi effetti, senza però abbandonare del tutto i vecchi trucchi (come i bussolotti, che rimanevano una delle principali attrazione e dimostrazione di grande abilità).

Questo cambiamento fu particolarmente evidente nei grandi centri e soprattutto a Londra dove, le numerose locande presenti nella 'Fleet Street' e nei sobborghi della città, offrivano un'appropriata sistemazione per le esibizioni magiche nei periodi lontani dalle fiere. Ed è sempre in queste città che i prestigiatori cominciarono ad essere notati dalla gente appartenente alle classi più nobili e ad avere la possibilità di eseguire esibizioni private per loro.

 

Primi "divi"

In questo nuovo scenario molti maghi ebbero modo di distinguersi e le loro esibizioni cominciarono persino ad apparire in alcuni periodici del tempo, come "The Spectator", che fu probabilmente il primo, nel 1712, a pubblicizzare la presenza di un prestigiatore in una famosa Taverna della 'Fleet Street'; è difficile identificare chi sia esattamente questo mago che viene definito nell'articolo "il famoso artista inglese", ma dalla descrizione dei suoi effetti (trasformazione di palle in uccelli vivi e produzione di uova da un sacchetto vuoto) potrebbe trattarsi di un certo David Cornwall o del grande Isaac Fawkes, di cui avremo modo di parlare in seguito.
In questa prima metà del secolo emergono altre due particolarissime figure, Johannes Grigg e Matthew Buchinger, che nonostante le loro forti menomazioni riuscirono a divenire due famosi artisti della magia. Grigg era un inglese senza gambe e con una sola mano ed eseguiva il gioco dei bussolotti in maniera eccellente spostando gli attrezzi con il braccio mozzato ed eseguendo le difficili manipolazioni con l'unica mano a disposizione. Invece Buchinger (di origine tedesca, detto "il piccolo uomo di Norimberga") non aveva né gambe né braccia ma riusciva comunque ad eseguire diversi effetti utilizzando attrezzi appositamente costruiti per essere adoperati con quel che gli restava dei suoi arti superiori; la sua abilità, soprattutto nella presentazione dei suoi effetti, gli diede la possibilità di raggiungere un certo successo e di esibirsi sia nelle più famose locande del tempo, sia in importanti aristocratici salotti.
Ma quello che in questo periodo raggiunse la maggiore popolarità fu senza dubbio Isaak Fawkes (o Foux) che oltre ad esibirsi in diverse locande aveva un proprio baraccone fisso, all'interno della fiera di S. Bartolomeo e di quella di Southwark (in assoluto le due più importanti fiere annuali inglesi) dove eseguiva i suoi numeri di magia. All'epoca non c'erano manifestazioni più ricche di gente e divertimenti delle fiere annuali: erano carnevale, circo, spettacolo e mercato insieme, e come sempre, ovunque si radunasse un pubblico c'erano anche ciarlatani e veri maghi. Tra venditori di pozioni pseudo magiche e medicine miracolose, tra i vari mangiatori di fuoco, ingoiatori di spade, acrobati, giocolieri e contorsionisti, il mago rappresentava una delle attrazioni principali. Fawkes poi fu un caso ancor più speciale e con la sua grande abilità prestigiatoria e buona capacità di pubblicizzarsi divenne il più pagato mago di quel periodo. Il suo repertorio si basava su effetti eseguiti con carte, monete, uccellini e altri piccoli animali, ma il numero che lo rese famoso fu senz'altro il suo "Egg Bag Trick" o "Hen-Bag Trick" (tutt'oggi eseguito) in cui il mago mostrava un sacchetto vuoto rigirandolo più volte per poi estrarre da questo un'enorme quantità di piccole uova e monete d'oro. Anche il "Journal" (un giornale dell'epoca) parlò di un'esibizione di Fawkes avvenuta in una famosa taverna inglese. A riprova della sua enorme fama, quando morì lasciò una ricca eredità.

 Fawkes

 

Macchine e automi, tra magia e scienza 

L'interesse illuminista per la scienza riporta alla ribalta nel repertorio magico la presenza degli automi e delle macchine in genere. Grande parte dell'intrattenimento offerto dai maghi del diciottesimo secolo consisteva infatti nell'esibizione di meraviglie meccaniche o semi scientifiche, o imitazioni più o meno fraudolente di queste. L'ingegnere e idraulico Mr. Winstanley, per esempio, a cavallo tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo, fu il primo ad erigere un teatro nei pressi di Hyde Park (che venne ribattezzato il "Whater Theatre") dove esibiva i suoi "magici" apparati idraulici tra i quali il famoso "The Wonderful Barrel" ("Il barile meraviglioso")capace di far uscire dal suo rubinetto un'enorme quantità di liquidi differenti: olio, acqua, vino, birra, latte ed altro, sia caldi che freddi. Il suo effetto era basato sull'invenzione creata dall'ingegnere francese Jacques Besson alla fine del '500, che era a sua volta un'elaborazione di un'antica idea di Erone di Alessandria.

Ma tra tutti i ritrovati meccanici, quelli ad esercitare maggior fascino furono senz'altro gli automi, dispositivi che riproducessero i comportamenti e i movimenti dell'uomo e degli animali.
Quest'interesse ha origini molto lontane ed è rimasto vivo durante i secoli forse proprio per il carattere potentemente suggestivo, sconfinante nel magico che l'automa ha sempre avuto e che ha fatto sì che entrasse anche nel repertorio dei prestigiatori, i quali esibirono spesso falsi automi che, da una parte sfruttavano leggi della meccanica e dall'altra segreti da illusionista in grado di renderli veramente incredibili. Durante il diciottesimo secolo poi questo tipo di prestigiatori ebbe maggior consenso perché (come scrive Laura Forti nella sua interessante premessa al libro "Divertimenti Fisici" di Pinetti, riferendosi proprio a questo grande mago), riuscivano a esercitare un forte potere suggestivo, facendo leva sull'immaginario di un pubblico carico di pretese scientifiche che, nonostante lo scetticismo, tremava ancora al pensiero del sovrannaturale e subiva il fascino delle leggende che narrano di bambole semoventi e teste parlanti.
Fin dalla nascita l'automa ha una doppia natura, tecnica e magica, e questa ambivalenza si riflette anche sulla fama dei suoi creatori. Già nelle antiche tribù, durante alcuni riti, gli stregoni avevano metodi per dar "vita" e far danzare una sorta di bambole o pupazzi tramite fili segretamente nascosti alla gente della tribù che vedeva in questi falsi automi la dimostrazione del favore degli spiriti. Nella mitologia greca abbiamo invece Dedalo, costruttore del crudele labirinto che fa da prigione al Minotauro e creatore di altri figure dalle articolazioni mobili prodotto di falegnameria.
Ma il primo a creare automi tramite movimenti meccanici fu senz'altro Archita di Taranto, matematico e filosofo della scuola pitagorica della prima metà del quarto secolo A. C.. Fu il fondatore della meccanica e, a causa delle sue creazioni (tra le quali un cervo e una colomba in grado di volare e prototipo della mongolfiera), veniva anche attribuita una forza quasi magica in grado di produrre meraviglie sottomettendo la natura. C'è poi la misteriosa figura del matematico e fisico Erone di Alessandria, che intorno al primo secolo A. C. (anche se i dubbi sul periodo in cui visse hanno prodotto ipotesi che oscillano tra il terzo secolo A. C. e il terzo D. C.) creò numerosi giochi meccanici destinati a suscitare grande meraviglia. Le sue teorie furono riprese con molto interesse dagli studiosi e dagli artisti rinascimentali che, dopo il periodo medioevale (durante il quale le arti meccaniche erano svilite e ritenute impure dalla cultura ufficiale), riportarono la meccanica ad un interesse popolare. La gente (soprattutto a Parigi) mostrò sempre più ammirazione per le nuove creazioni come per le statue di J. Vaucanson (1735 ca.) in grado di suonare il flauto e il tamburo, o per gli automi (autentici o presunti) che i prestigiatori ambulanti mostravano spostandosi per le città. E così (sempre citando Laura Forti) nel momento in cui il diciottesimo secolo, forte delle teorie cartesiane, celebra il trionfo della tecnica e il mito della macchina, rinascono ombre mai dissipate e archetipi potenti; perché da sempre, dietro il sogno di ridare la vita alla materia inerte, si cela una pericolosa volontà di dominio, appannaggio di maghi e negromanti.
Anche durante l'Ottocento l'uso degli automi all'interno di uno spettacolo magico verrà sfruttato da molti prestigiatori; uno su tutti il leggendario Robert-Houdin.

 

 Il Giocatore di Scacchi 

Tra tutti gli automi o pseudo-automi della storia, il più celebre fu probabilmente "il giocatore di scacchi" (The Chess Player), creato nel 1769 dal Barone Von Kempelen (di origine ungarica o austriaca) e presentato alla corte di Maria Teresa. Egli sembrava aver realizzato il sogno di tutti gli inventori, creando la prima macchina in grado di pensare.
La sua illusione consisteva in una sorta di manichino negli abiti di un uomo turco seduto ad una scrivania/cassapanca sulla quale si trovava una grande scacchiera. Prima veniva spogliato e smontato il manichino, per dimostrare la sua semplice struttura in legno; dopodiché Von Kempelen apriva gli sportelli della cassapanca e illuminava il suo interno con una candela dimostrando che non vi si trovavano altro che pochi meccanismi atti al funzionamento della macchina; passava così al caricamento dei meccanismi e il manichino turco, non solo cominciava a muoversi ma, con l'uso della sua mano sinistra, sembrava in grado di battere a scacchi anche il più abile avversario. Mostrava anche una certa personalità dando segni di spazientimento quando l'avversario ritardava la sua mossa o buttando all'aria con un gesto plateale tutte le pedine degli scacchi quando era vittima di una scorrettezza. Questo fenomeno destò l'interesse e la curiosità di sovrani e intellettuali e fece sussurrare i salotti di tutta Europa. Molti principi e re vollero confrontarsi con questo imbattibile giocatore e sono rimaste celebri le sue presunte vittorie su Napoleone, Benjamin Franklin e Caterina di Russia. Divenne un vero e proprio caso e diede vita a una ricchissima letteratura; tentativi di spiegazione sono contenuti in articoli e lettere di molti intellettuali per oltre un secolo. Il primo a tentare di svelare il mistero che si celava dietro il giocatore di scacchi fu il giurista, matematico e diplomatico francese Henri Decremps, ma la sua soluzione si allontanava molto da quella effettiva. Un'altra versione piuttosto assurda è quella data da Robert-Houdin, convinto che dietro l'automa si nascondesse un soldato polacco che aveva perso le gambe a causa di una cannonata. Altre ipotesi parlavano di un assistente che manovrava la macchina tramite un meccanismo a distanza o ancora dell'uso di elettromagneti. Una versione molto vicina alla soluzione fu data invece da Freiher Racknitz che con una accurata descrizione, accompagnata da una sequenza di illustrazioni, mostrava come un complice potesse con molta astuzia nascondersi in quel poco spazio che si trovava tra i meccanismi della macchina mentre veniva mostrata vuota e da lì manovrare il manichino. Questa spiegazione non arrestò comunque il successo del giocatore di scacchi, che nel 1804 (dopo la morte di Von Kempelen)passò nelle mani del prestigiatore austriaco Maelzel che continuò a portarlo in giro per l'Europa e l'America suscitando sempre grande interesse. Anche Edgar Allan Poe divenne ossessionato dall'idea di scoprirne il segreto e dedicò a questo "personaggio" il libro "Maelzel's Chess-Player" (Il giocatore di scacchi di Maelzel).
Il giocatore di scacchi rimane comunque un capolavoro della meccanica del tempo: anche se comandato da un compare nascosto era, infatti in grado si eseguire movimenti molto precisi e complessi. 

giocatore1      giocatore2

 

Pinetti

Giuseppe Giacomo Pinetti (vedi foto a inizio pagina) fu senza dubbio il più popolare dei maghi della seconda metà del '700 così come lo fu Fawkes per la prima metà, con la differenza che, mentre Fawkes era conosciuto esclusivamente in Inghilterra, Pinetti ebbe grandesuccesso in tutta Europa.

Nato ad Orbetello (Grosseto) nel 1750, intorno all'età di 20 anni iniziò a lavorare nelle piazze di Roma mischiandosi a ciarlatani e falsi alchimisti, vendendo i suoi balsami e le sue pozioni miracolose (forse ispirato da Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro, sedicente nobile, intento a convincere la capitale dei suoi poteri da alchimista). Il suo carisma e la sua capacità di persuasione emersero immediatamente e la sua ambizione lo portò presto a girare per le più importanti capitali d'Europa: Berlino, Londra e soprattutto Parigi dove raggiunse l'apice del suo successo. Pinetti aveva inoltre una singolare capacità di autopromuoversi e si costruì un personaggio a volte difficile da decifrare, adornandosi di presunte onorificenze, titoli e cariche nobiliari, definendosi scienziato e grande conoscitore della fisica e soprannominandosi "profésseur de mathematiques". Molti degli effetti che presentava nei suoi spettacoli venivano da lui mostrati non come semplici trucchi, ma come risultato di lunghe ricerche nei campi della fisica e della chimica, e il suo grande successo fu dovuto probabilmente proprio alla sua geniale intuizione di improvvisarsi sapiente in un epoca votata al progresso. Ma non solo, Pinetti dava alle sue esibizioni un forte accento spettacolare: vestiva con eleganza e si muoveva con grande carisma, faceva uso di un'elegante scenografia adornata da candele, lampadari e oggetti di lusso, il teatro era strategicamente illuminato per dare un effetto suggestivo, così come la musica, proveniente da meccanici organetti e da lui stesso suonata col violino. Pinetti metteva inoltre una particolare ironia nella sua presentazione, facendo anche il verso al mondo della scienza e creando un certo equivoco sulla veridicità delle sue dimostrazioni, permettendo così anche agli spettatori più intellettuali di divertirsi senza tradire i propri ideali. Così il suo spettacolo, in bilico tra magia, dimostrazione scientifica e spettacolarità, trovò il favore, sia dei popolani parigini, ancora avvolti in una dimensione magico-superstiziosa che la cultura ufficiale voleva dimenticare, sia nei cortigiani invece avidi di curiosità alla moda che soddisfacessero la loro brama di divertimento. Ed è così che i teatri dove si esibiva facevano il tutto esaurito e gli spettatori erano disposti a pagare anche somme considerevoli per assistere ad un suo spettacolo.
Gli effetti da lui mostrati andavano da quelli palesemente ciarlataneschi, retaggio della sua esperienza in strada (come la dimostrazione delle sue magiche pozioni), a quelli più raffinati tra i quali per esempio "il nodo ai pollici" (in cui nonostante i pollici legati tra loro, cerchi e altri oggetti sembrano poter passare all'interno delle braccia del prestigiatore; una particolare rivelazione di una carta (in cui sembrava in grado di attaccare al muro una carta scelta e persa nel mazzo sparando un colpo di pistola alle carte lanciate in aria); e quello che può essere considerato il primo esempio di lettura del pensiero a due e che fu poi ripreso da Robert-Houdin, così come molto altro della sua magia.
Nel repertorio di Pinetti, come in quello di moltissimi maghi del '700, non potevano mancare ovviamente gli automi, protagonisti e principale attrazione dei suoi spettacoli. Anche il suo approccio nel mostrare queste meraviglie si rivelò estremamente originale rispetto al passato; infatti Pinetti non si limitava a presentare l'automa per suscitare l'ammirazione degli spettatori, ma interagiva con questo che diventava una sorta di spalla comica del mago e interpretava un vero e proprio personaggio. La massima rappresentazione di questa idea era data dal pezzo più originale della sua collezione, "il turco sapiente" o "gran sultano", un automa dallo spiccato senso umoristico in grado di sdrammatizzare così l'utopia della macchina umanizzando quest'ultima.
Ma i suoi modi gli procurarono durante la sua carriera anche delle inimicizie, tra cui la più forte fu senz'altro quella di Henri Decremps che intraprese una sorta di battaglia personale col mago cercando di distruggerne la personalità e la credibilità. La pubblicazione di Decremps "Magie blanche devoilée" (Magia bianca svelata), che aveva l'intento di diffamare il mago e svelare i suoi trucchi (facendo più che altro congetture senza un vero valore tecnico), diede vita ad una serie di "botta e risposta" tra i due (Decremps attaccando il mago con la pubblicazione di altri 4 libri e Pinetti rispondendo con un libro e tramite i suoi spettacoli provocatori). Se da una parte questo aumentò la popolarità di Pinetti, dall'altra lo costrinse a dei cambiamenti e venne svilito di molto il suo lavoro finché, sfinito, decise di trasferirsi prima a Londra e poi ritirarsi definitivamente in Russia (una delle prime tappe del suo girovagare), dove rimase fino alla morte.
È evidente che il singolare personaggio di Pinetti e il suo approccio alla magia, che potremmo definire sperimentale, segnò un importante cambiamento dello spettacolo magico, mettendo le basi al passaggio della magia da semplice forma di intrattenimento a vero e proprio spettacolo teatrale e molte delle sue idee (anche se cambiate nella forma) verranno riprese dai più grandi maghi dell'Ottocento.

 

Robertson (Fantasmagoria)

La conoscenza dei principi di ottica è stata sempre molto utile alla magia, e fu alla fine del Settecento che, sempre sulla scia dello sfruttamento delle nuove conoscenze scientifiche a scopo di intrattenimento, il belga Etienne-Gaspard Robert (Robertson) fece il primo valido tentativo di utilizzare questi principi per spettacolari e magiche rappresentazioni. Robertson era in grado di creare numerosi effetti grazie all'uso nascosto della "lanterna magica" adattata alle sue esigenze. Inventata un secolo prima, la lanterna magica (antenata del moderno proiettore di diapositive) era uno strumento alimentato da una lampada a petrolio in grado di proiettare diapositive in vetro dipinte a mano, offrendo un semplice intrattenimento da salotto. Tutto questo prima che Robertson creasse uno spettacolo chiamato Fantasmagoria. Introdotto in Europa intorno al 1790, fu presentato a Vienna e a Berlino per poi stabilirsi nella sua versione più evoluta in un ex convento di cappuccini al centro di Parigi intorno al 1794. Tramite la creazione di ingegnosi marchingegni, attraverso l'uso della lanterna magica applicata alla proiezione di fondo, proiettando diapositive a più strati per dare un'impressione di movimento alle immagini (che scomparivano, si dissolvevano e ruotavano), e dando a queste un senso di tridimensionalità tramite la loro proiezione sul fumo di un braciere o su uno schermo di mussola, Robertson dava vita ad un vero spettacolo multimediale dove gli spettatori potevano assistere, eccitati e spaventati, all'apparizione di incredibili fantasmi, inquietanti figure mostruose, personaggi dell'epoca, favole e leggende.

lanterna      fantasmagoria